#Trattamibene è il nuovo capitolo e la naturale evoluzione della campagna ‘Guardiamo Oltre’.
Esso vuole descrivere l’aspetto sociale e le difficoltà che incontrano le persone con HIV nella vita quotidiana, la cosiddetta ‘accettazione sociale’ nell’ambito di uno scenario più ampio di salute globale.

Se oggi siamo in grado di porre attenzione alla qualità della vita dei pazienti con HIV, lo dobbiamo anche grazie al valore dell’innovazione. Negli ultimi anni, infatti, esso è stato responsabile di importanti progressi in ambito diagnostico-terapeutico: il poter ragionare sulla patologia con un orizzonte di lungo termine, la riduzione dei momenti di assunzione delle terapie quotidiane e del numero di compresse, una conseguente maggiore aderenza alle cure che si traduce in una più elevata efficacia, una maggiore tollerabilità delle nuove specialità medicinali.


Il valorizzare l’innovazione, dunque, ha permesso di allargare l’orizzonte oltre l’ambito - in parte risolto - medico-sanitario, per focalizzare l’attenzione sul valore della persona con HIV. #Trattamibene significa, dunque, occuparsi concretamente del cosiddetto ‘quarto 90’, ossia della buona qualità di vita delle persone con HIV che assumono terapie di successo. Nell’ambito della qualità di vita e nell’ottica di ridurre lo stigma, è importante condividere anche il concetto U=U (Undetectable=Untransmissable ) ovvero che una persona sieropositiva con virus non rilevabile non è a rischio di trasmettere il virus. Ciò permette alle persone sieropositive che siano “undetectable”, di vivere più serenamente la propria sessualità (es coppie sierodiscordanti).

Le testimonianze di 8 popolazioni chiave hanno permesso di rappresentare il livello di accettazione sociale in diversi contesti, scattando un’istantanea di quello che significa oggi vivere con l’HIV in un’ottica di salute globale. Ricordiamo che oggi la terapia antiretrovirale consente non solo un’attesa di vita di chi l’assume con regolarità simile a quella di chi non ha l’infezione, ma rappresenta anche un presidio importante di contrasto alla trasmissibilità del virus.

A conclusione di questo nuovo capitolo #Trattamibene, il documento ‘Trattami bene! Noi ci crediamo” (qui scaricabile) racchiude alcuni concetti condivisi dai sostenitori, che si auspica possano diventare una base di interlocuzione con chiunque voglia mettere in atto politiche socio-sanitarie strategiche per garantire il benessere e la dignità di tutte le persone con HIV nel nostro paese.

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POPOLAZIONE MSM



La popolazione MSM (Men who have sex with Men) comprende gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini, indipendentemente dalla loro identificazione come uomini gay o bisessuali.
La popolazione MSM rappresenta la popolazione con il più alto rischio di contrarre l’HIV, tanto che la proporzione maggiore di nuove diagnosi di infezione da HIV è stata segnalata tra gli MSM (40%).
Inoltre, la popolazione MSM ha una probabilità 24 volte superiore, rispetto alla popolazione generale, di vivere con l'HIV.
All’interno di questa popolazione, di recente ha assunto sempre più rilevanza la pratica del Chemsex, ovvero l‘assunzione di una o più sostanze psicoattive (Chems) volte a migliorare l’attività e le prestazioni sessuali, amplificandone le sensazioni di piacere. Attraverso il Chemsex si può favorire la pratica di altri comportamenti a rischio, come i rapporti sessuali non protetti che possono compromettere l’aderenza a eventuali terapie. Spesso i Chems vengono assunti in associazione ad altre sostanze a scopo ricreativo (tra cui alcool, cannabis e cocaina) da persone che probabilmente sono sottoposte a trattamenti farmacologici. Un cocktail di tale portata aumenta il rischio di sviluppare dipendenza e tossicità.
In quest’ottica sono fondamentali programmi volti ad aumentare l’accettazione e il rispetto nella popolazione generale, oltre che tra gli operatori sanitari e nella stessa popolazione MSM.


Referenze bibliografiche
- Avert. Global information and education on HIV and AIDS.
- Linee Guida SIMIT HIV 2017
- Rapporto Oms Europa/Ecdc “Hiv/Aids surveillance in Europe 2017”

Ulteriori informazioni per approfondire la tematica:
- https://www.arcigay.it/
- http://www.asamilano30.org/
- http://chemsex.it/
- http://www.plus-onlus.it/

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PERSONE CON HIV E
LORO PARTNER



Dal 1982 ad oggi sono stati segnalati quasi 69.000 casi di AIDS.
Nel 2016 sono state riportate:

  • 3.451 nuove diagnosi di infezione da HIV pari a 5,7 nuovi casi per 100.000 residenti.
  • 778 nuovi casi di AIDS, con un’incidenza di 1,3 nuovi casi per 100.000 residenti. Tale incidenza è in lieve costante diminuzione negli ultimi quattro anni.
Le persone che vivono con HIV si trovano a dover affrontare una duplice sfida nella quotidianità: l’approccio terapeutico e la delicata relazione con il proprio partner. Per quanto riguarda l’approccio terapeutico è importante che la persona sia messa nelle condizioni di poter scegliere ed usufruire dei più aggiornati percorsi diagnostici e delle opzioni terapeutiche più all’avanguardia che possano garantire al paziente la migliore qualità di vita, raggiungendo anche una viremia plasmatica non rilevabile che impedisce la trasmissione dell’infezione.
La qualità di vita che si associa anche al rapporto con il proprio partner, a maggior ragione in coppie siero-discordanti. Proprio per questo il ruolo del/la compagno/a di una persona sieropositiva assume un ruolo fondamentale nell’approccio comunicativo con il partner, a partire dal momento della diagnosi e dell’ascolto dei bisogni del compagno, di come comunicare con l’esterno questa condizione.


Referenze bibliografiche
- Notiziario ISS Volume 30 - Numero 9 Supplemento 1 – 2017
- Rapporto Oms Europa/Ecdc “Hiv/Aids surveillance in Europe 2017”

Ulteriori informazioni per approfondire la tematica:
- http://www.arcobalenoaids.it/
- https://www.nadironlus.org/

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2

DETENUTI



Si stima che possano essere circa 5000 le persone detenute che vivono con HIV, di cui circa la metà non noti o non dichiaratisi tali al momento dell’ingresso in carcere.

Le più recenti statistiche stimano che il 3,8% della popolazione carceraria mondiale sia affetta da HIV.
Oggi viene proposto un test per l’HIV al momento dell’ingresso in carcere, dal momento che il SSN ha in carico l’assistenza sanitaria delle persone detenute. L’ambiente carcerario presenta comportamenti a rischio, come i rapporti sessuali non protetti anche per la non disponibilità di preservativi, lo scambio di aghi (e l’uso di aghi non sterili) o altri oggetti taglienti e l’utilizzo di tatuaggi che favoriscono la trasmissione del virus anche nella popolazione carceraria non tossicodipendente.
Gli istituti di detenzione, inoltre, sono comunità ad alto rischio per il contagio del virus dell’epatite C: al 27.2% dei detenuti viene proposto il test al momento dell’ingresso in carcere. La consapevolezza nei confronti del rischio di contagio rimane limitata e spesso completamente sbagliata. Se oltre il 50% dei detenuti ritiene che si può contrarre il virus semplicemente vivendo con una persona affetta da HCV, il 72.1% ritiene erroneamente che il virus provochi in breve tempo danni epatici irreversibili. Il 65% è informato sull’esistenza della terapia che permette di eradicare il virus anche se la maggioranza dei detenuti ritiene di non avere la stessa opportunità della popolazione generale di venire curato.
Come per l’HIV, è quindi necessaria una capillare campagna educazionale per aumentare la consapevolezza e la conoscenza dell’epatite C.


Referenze bibliografiche
- Avert. Global information and education on HIV and AIDS.
- Errico M. et al. Health knows no boundaries. Poster n.134. 10° Congresso Nazionale ICAR, Roma 22-24 maggio 2018 Piano nazionale di interventi contro HIV e AIDS (PNAIDS)
- Rapporto Oms Europa/Ecdc “Hiv/Aids surveillance in Europe 2017”

Ulteriori informazioni per approfondire la tematica:
- http://www.arcobalenoaids.it/
- https://www.nadironlus.org/

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3

PERSONE CON HIV/HCV



Si stima che in Italia circa il 28% dei portatori dell’infezione da HIV sia anche HCV positivo. Il paziente co-infetto con HIV/HCV va incontro a una serie di complicanze tipiche dell’infezione da epatite C, tra cui:
maggiore incidenza di eventi cardiovascolari, insufficienza renale cronica, sindrome metabolica diabete, di fratture patologiche secondarie a osteoporosi, di disturbi cognitivi e di tumori rispetto alla popolazione sana o ai pazienti con singola infezione da HIV o HCV.
La patologia epatica rappresenta ancora oggi una delle prime cause di morte nei pazienti con HIV che presentano un tasso di cronicizzazione di HCV più alto. Tali pazienti progrediscono verso la cirrosi, lo scompenso epatico e lo sviluppo dell’epatocarcinoma accelerati.
Il controllo della replicazione di HIV è meno efficiente durante la terapia anti HIV, in pazienti affetti anche da HCV.
Perciò è fondamentale un percorso di cura che garantisca al paziente sieropositivo la possibilità di eradicazione dell’epatite C, possibile oggi grazie ai più innovativi trattamenti terapeutici.


Referenze bibliografiche
- Piano nazionale di interventi contro HIV e AIDS (PNAIDS)
- Rapporto Oms Europa/Ecdc “Hiv/Aids surveillance in Europe 2017”

Ulteriori informazioni per approfondire la tematica:
- https://www.nadironlus.org/

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MIGRANTI



L’incidenza di nuove diagnosi di HIV, corretta per età e genere, è circa 4 volte più alta tra gli stranieri rispetto agli italiani, questo dato è in diminuzione negli ultimi anni. Tale percentuale tra gli stranieri si assesta al 35,8%, nel 2016.
La maggioranza dei migranti acquisisce il virus durante i rapporti sessuali: circa i 2/3 sono rappresentati da donne.
Nel 25,8% la diagnosi di infezione da HIV è posta in fase avanzata di malattia. Tali dati devono essere analizzati in un contento che tenga conto delle violenze subite durante la tratta migratoria e, non di secondaria importanza, i comportamenti a rischio e lo stile di vita assunti dai migranti una volta raggiunta la terra di destinazione.
Per questo è importante una capillare informazione per combattere l’equazione che associa il migrante all’essere già sieropositivo una volta arrivato in Italia e al presunto contributo nel diffondere il virus tra la popolazione che lo ospita.


Referenze bibliografiche
- Linee Guida Italiane sull’utilizzo della Terapia Antiretrovirale e la gestione diagnostico-clinica delle persone con infezione da HIV-1. Edizione 2017
- Piano nazionale di interventi contro HIV e AIDS (PNAIDS)

Ulteriori informazioni per approfondire la tematica:
- http://www.anlaidsonlus.it/

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5

DONNE



Le donne rappresentano più della metà delle persone che vivono con l’HIV. In particolare le adolescenti (10-19 anni) e le giovani donne (15-24 anni) hanno il doppio della probabilità di acquisire il virus dell’HIV, rispetto ai loro coetanei di sesso maschile.
Le donne, inoltre, sono meno aderenti alla terapia.
La popolazione che comprende le donne che vivono con l’HIV non può essere descritta in maniera omogenea: è composta da una vasta gamma di sfaccettature, ognuna delle quali è portatrice di istanze differenti. Si parte dalle donne eterosessuali o lesbiche colpite dall’HIV, alle donne che sono partner di un/una compagno/a sieropositivo; ancora più delicata è la situazione delle donne che vivono in condizioni di maggior disagio: le donne migranti, quelle che si prostituiscono.
Tutte però sono guidate dalla volontà di essere accettate nella totalità della loro vita: dalla sfera affettiva-sessuale, all’ambito sanitario e a quello lavorativo.


Referenze bibliografiche
- Avert. Global information and education on HIV and AIDS.
- Piano nazionale di interventi contro HIV e AIDS (PNAIDS)

Ulteriori informazioni per approfondire la tematica:
- http://www.npsitalia.net/

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TRANSGENDER



Secondo un dato sottostimato, si presume che siano circa 50 mila le persone transgender in Italia, con il 24,5% di prevalenza per le infezioni da HIV nelle donne transgender. Rispetto alla popolazione generale, le persone transgender sono 49 volte più a rischio di vivere con l’HIV.
Tale rischio deriva da episodi di esclusione legale, economica e sociale che colpiscono la popolazione; dalla pratica del sex worker e di rapporti sessuali ad alto rischio; da una terapia ormonale che non segua le raccomandazioni medico-sanitarie stabilite.
La scarsa accettazione, i pregiudizi e la transfobia nei confronti delle persone transgender impediscono spesso una corretta informazione e prevenzione sulla tematica HIV, come anche la mancanza di formazione specifica per il personale medico-sanitario sulle tematiche della transessualità e della transizione.


Referenze bibliografiche
- Avert. Global information and education on HIV and AIDS.
- Piano nazionale di interventi contro HIV e AIDS (PNAIDS)

Ulteriori informazioni per approfondire la tematica:
- http://www.alamilano.org/
- http://www.mariomieli.net/
- http://www.sportellotransalamilano.it/sportellotrans/

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POPOLAZIONE PWID



La popolazione PWID (People who inject drugs ) si riferisce alle persone che fanno uso di sostanze.
Tra il 1982 e il 2013, il 52,8% del totale dei casi di HIV è attribuibile alle pratiche associate all’iniezione di sostanze.

La popolazione PWID ha una probabilità 28 volte maggiore, rispetto alla popolazione generale, di contrarre l’HIV. Si stima che il 14% dei PWID viva con l’HIV.
Tale rischio deriva soprattutto dalla condivisione di aghi e altri oggetti utilizzati per l’iniezione ed è rafforzato dall'emarginazione sociale e dalla povertà che possono contraddistinguere le persone PWID.
L’uso di sostanze incrementa la pratica di altri comportamenti a rischio, quali i rapporti non protetti che possono veicolare la trasmissione di malattie sessualmente trasmissibili e inficiare l’aderenza a terapie già in somministrazione.


Referenze bibliografiche
- Avert. Global information and education on HIV and AIDS.
- Piano nazionale di interventi contro HIV e AIDS (PNAIDS)

Ulteriori informazioni per approfondire la tematica:
- http://www.anlaidsonlus.it/

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